Fin da piccola ho sempre avuto la passione per il disegno: durante gli intervalli a scuola, invece di giocare, passavo il tempo a disegnare o a copiare ciò che vedevo. Negli anni questa passione non è mai cambiata: ho iniziato a guardare video online per imparare le cose che ancora non sapevo fare; inoltre sono molto appassionata di tatuaggi, mi piacciono esteticamente ma mi piacerebbe molto anche ricrearli. Per questo ho deciso di non perdere questa passione e portarla avanti in un eventuale lavoro come tatuatrice; mi piacerebbe specializzarmi in lettering e nel realistico.
Il tatuaggio, infatti, non è soltanto una forma d’arte contemporanea, ma una pratica antichissima. Circa 5.000 anni fa, tra l’Italia e l’Austria, fu ritrovata la mummia di Ötzi, che presentava sul corpo più di sessanta tatuaggi. Questa scoperta dimostra che il tatuaggio era già diffuso nella preistoria. Non esiste un luogo preciso di nascita, ma questa pratica fu molto usata in diverse civiltà nel mondo, ad esempio nell’antico Egitto o in Polinesia, da cui deriva la parola “tatoo”, l’antica Roma e l’antica Grecia e in culture asiatiche come il Giappone. In passato i tatuaggi non avevano lo stesso significato che hanno oggi: in antichità venivano realizzati per appartenenza a una tribù, come segno di passaggio all’età adulta o come segno di coraggio; in alcune epoche venivano anche realizzati come simboli religiosi o addirittura come segno di identificazione per distinguere gli schiavi o i soldati. La pratica del tatuaggio è legata soprattutto allo studio della pelle: la pelle è formata da tre strati principali: epidermide, derma e ipoderma. L’epidermide è lo strato più esterno, quello visibile; il derma è lo strato intermedio, ricco di vasi sanguigni e terminazioni nervose; l’ipoderma è lo strato più profondo, formato principalmente da tessuto adiposo.
L’inchiostro del tatuaggio viene inserito nel derma perché, se fosse depositato solo nell’epidermide, il tatuaggio scomparirebbe a causa del continuo rinnovamento di questo strato. Nel derma, invece, le cellule non si rinnovano allo stesso modo, permettendo così al tatuaggio di rimanere permanente nel tempo.
Per un tatuatore è fondamentale saper disegnare bene, conoscere l’anatomia della pelle, capire come reagisce ai diversi inchiostri e aggiornarsi costantemente sulle tecniche moderne. Allo stesso tempo, è indispensabile rispettare rigorose norme igieniche. Durante il tatuaggio, infatti, gli aghi penetrano nella pelle creando piccole lesioni: senza le dovute precauzioni, esiste il rischio di infezioni, trasmissione di batteri o virus e infiammazioni.
Gli aghi devono essere sempre nuovi, sterili, monouso e aperti davanti al cliente. Il tatuatore deve indossare guanti monouso e sostituirli ogni volta che entra in contatto con superfici non sterili; anche macchinette e cavi devono essere adeguatamente protetti. Gli strumenti riutilizzabili vanno lavati, disinfettati e sterilizzati in autoclave, un macchinario che elimina batteri e virus attraverso il vapore ad alta pressione.
Infine, è essenziale che anche l’ambiente di lavoro sia pulito e organizzato, e che vengano utilizzati inchiostri certificati, aperti in modo igienico e versati in contenitori sterili prima dell’utilizzo.
Solo unendo passione artistica, conoscenze tecniche e rispetto delle norme igieniche è possibile trasformare il tatuaggio in una vera professione.
[Chantal, corso A, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]
Foto: credit Benjamin Lehman / Unsplash
