Mi chiamo Nourou e vengo dal Burkina Faso, da un villaggio che si chiama Fottigue. Il mio villaggio non era molto grande, ma c’era una scuola.
Quando sono andato a scuola avevo sette anni. C’erano sei classi e nella mia classe c’erano sessanta bambini con un maestro.
Mi piaceva andare a scuola perché mi divertivo e sapevo che era importante per il mio futuro. Inoltre il mio maestro, se io non andavo a scuola, ma andavo a giocare, mi dava dei colpi sul sedere con un ramo. Non faceva male, ma non mi piaceva.
Dopo sei anni ho continuato a studiare e sono andato in una scuola in città. La città si chiama Bittou. Lì ho studiato due anni. Poi sono andato a lavorare con mio padre.
Nel 2023 ho salutato la mia famiglia e lasciato il mio paese per la guerra. Così tanti miei amici sono scappati. Il viaggio è stato molto difficile. Dalla Tunisia sono partito e sono arrivato in Italia nel 2024.
In Italia ho ritrovato la scuola e ho imparato a parlare l’italiano. Io adesso vado a scuola per la terza media, ma ogni tanto ho così tanti pensieri e sono preoccupato per la mia famiglia. In questi momenti faccio fatica a studiare e ad andare a scuola. Ho pensato di lasciare, ma il professore di matematica, Luca, mi ha detto: “Nourou, è un peccato, tu sei molto bravo e intelligente”. Io ho pensato a questo e adesso sono di nuovo a scuola.
Qui nella classe siamo in cinque, tutti africani. Burkina Faso, Guinea Conakry e Nigeria. In Italia la scuola è un diritto e un dovere ed è gratuita.
Io penso che questo sia importante per costruire un futuro migliore anche per il mio paese, che rimane sempre dentro di me.
Siamo in tanti qui per migliorare la nostra vita e migliorare la vita dell’Africa.
[Nourou, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]
Foto: credit Emmanuel Ikwuegbu / Unsplash
